Quando il giudice allontana i bambini

Durante le separazioni più difficili, se i genitori, per le troppe liti, non sono più ritenuti in grado di gestire i figli, il Tribunale può intervenire. In casi molto rari la tutela passa al Comune di residenza.

Cara avvocatessa, è vero che se due coniugi litigano troppo durante la separazione possono vedersi sottratti i figli? I servizi sociali hanno questo potere? Mi sembra incredibile. Mi dica che non è così. Mia nuora è arrabbiatissima con mio figlio perché lui l’ha tradita con una collega e bisticciano continuamente.
Prima avevo paura che lei gli portasse via i figli, adesso ho paura che li portino via a tutti e due.

Carla, Alessandria

Gentile signora, che durante una separazione ci possano essere momenti di grande tensione è piuttosto frequente. Certo, se i due genitori dimostrassero di non essere in grado di tutelare i figli e di non occuparsi più di loro concentrandosi esclusivamente sul polemizzare l’uno con l’altro, ostacolandosi nel proprio ruolo, allora effettivamente il giudice della separazione − non i servizi sociali − potrebbe adottare delle misure restrittive della responsabilità genitoriale, con l ’ obiettivo di indurli a tornare a più miti consigli e tutelare il superiore interesse dei bambini (o ragazzi). Sono rarissimi, ma esistono, casi di affidamento dei figli al Comune di residenza. Questo significa che i bambini continuano ad abitare a casa della madre e del padre, secondo il calendario dei tempi di permanenza stabilito dal Tribunale della separazione, ma che le decisioni più importanti che li riguardano non possono più essere prese liberamente dai genitori. Queste sono a carico del Comune, per il tramite dei servizi sociali del territorio, sentiti i genitori. È una soluzione adottata di rado e, al contrario di quanto s’immagina, non solo presso famiglie svantaggiate culturalmente e socialmente, ma anche presso famiglie in cui i genitori sono molto istruiti e benestanti. Il che fa davvero riflettere sul disagio dei singoli adulti e sulla difficoltà del ruolo genitoriale in una coppia che non è più tale. Per la legge, il bene dei figli. il primo da perseguire.

La nonna vuole lasciare tutto al nipotino con la sindrome di Down

Gentile avvocatessa, mi sto interessando del futuro di mio nipote di 12 anni, un ragazzino con sindrome di Down. I suoi genitori si stanno separando e io sono molto preoccupata per il suo futuro. Avrei preferito che, vista la situazione, mia figlia e il marito stessero insieme anche se le cose non vanno tanto bene fra loro. Io ormai sono anziana e, a questo punto, vorrei che ciò che ho andasse a mio nipote, visto che di mia figlia, di suo marito e del loro giudizio non mi fido più. Sono vedova e ho solo una figlia, la madre del mio nipotino, appunto. Che cosa potrei fare per lasciare al piccolo i miei beni?
Luigia, Crotone

Gentile signora, non sono pochi i genitori di figli con sindromi che arrivano alla separazione, ma non per questo smettono di essere genitori attenti e responsabili. Detto questo e augurandole che anche sua figlia e il marito si comportino così, certamente lei potrà occuparsi del futuro economico di suo nipote, a prescindere da ciò che certamente faranno anche i genitori per garantirgli un domani stabile e sereno anche dopo la loro morte. Dal 2012, una legge detta “Dopo di noi” ha facilitato ai genitori e ai parenti questo compito attraverso l’utilizzo del trust, uno strumento di origine anglosassone che ben si presta alla gestione di queste situazioni. Quando lei sarà deceduta, un soggetto di fiducia (trustee), individuato in vita da lei stessa, amministrerà i beni che avrà voluto destinare allo scopo di tutelare suo nipote sotto il profilo economico, e secondo le sue precise indicazioni.