Per sua figlia preferisce il matrimonio

Vero n° 14 Monica non vuole che la ragazza vada a convivere con il fidanzato perché teme manchino le necessarie tutele. Però la legge è cambiata e offre nuove garanzie al convivente “più debole”

Gentile avvocato, mia figlia vorrebbe andare a convivere con il ragazzo che frequenta da anni. Io forse sono all’antica, ma preferirei si sposasse. Mi sembra che possa, così, essere più tutelata, soprattutto se si dovessero un giorno lasciare. Lui guadagna più di lei e la casa è di sua esclusiva proprietà. Anche per eventuali figli futuri credo sarebbe meglio. So che adesso va tanto di moda la convivenza, ma a me sembra un modo per non assumersi responsabilità. Che cosa ne dice?

Monica, Campobasso

Gentile signora, la convivenza presenta ormai numerosi punti di contatto con il matrimonio. Per quanto riguarda i figli, non esiste più la distinzione tra quelli nati nel matrimonio e fuori dal matrimonio. Diritti e doveri dei genitori verso i figli rimangono i medesimi, a prescindere. Quanto invece alla tutela di sua figlia, che in questo caso è il membro della coppia più debole economicamente, una norma del 2016 ha introdotto una novità, ossia una forma di tutela più blanda rispetto a quella fornita dal matrimonio, ma maggiore rispetto al passato. Se all’atto dell’interruzione della convivenza (che non necessita di un procedimento in tribunale), il convivente economicamente più debole si trova in stato di bisogno e non in grado di provvedere da solo al proprio mantenimento e alle primarie necessità di vita, ossia l’acquisto di cibo, vestiti, medicine e spese abitative, può chiedere all’altro, per il tramite del giudice, un assegno alimentare. Questo assegno è più contenuto rispetto all’assegno di mantenimento previsto per la separazione, poiché mira a sopperire solo alle spese di sopravvivenza. L’assegno di separazione, invece, mira a far mantenere al coniuge separato ed economicamente più debole, tendenzialmente, lo stesso tenore di vita goduto nel matrimonio. Da questo punto di vista, dunque, ancora oggi il matrimonio è più tutelante della convivenza, ma anche più “coercitivo”. I conviventi, a differenza dei coniugi, non sono obbligati a separarsi legalmente, bastando la separazione di fatto, non sono tenuti al rispetto degli obblighi nascenti dal matrimonio e non può essere loro addebitata la separazione.

Il padre separato versa l’assegno di mantenimento quando vuole

Gentile avvocato, si legge tanto del mantenimento per i figli quando una coppia si separa, ma poi sono sempre le madri che non ricevono i soldi e che si devono arrangiare. Mia figlia è separata da tre anni, il suo ex le passa l’assegno per i bambini quando vuole lui, senza pensare che devono mangiare, vestirsi, curarsi e vivere ogni giorno dell’anno. Mia figlia deve preoccuparsi di anticipare tutto e io non posso fare altro che darle una mano. Il suo avvocato in passato ha fatto una mossa che si chiama precetto. Effettivamente i soldi li ha recuperati, però solo dopo un po’ di tempo, e intanto abbiamo dovuto anticipare la quota per il legale. Non dovrebbe essere un reato non pagare il mantenimento stabilito da un giudice per i propri figli? Se non ci fossimo io e mia figlia i nipoti morirebbero di fame, visto come si comporta il padre.

Gentile Loredana, sì, è un reato non pagare il mantenimento per i figli in base all’articolo 570 bis del Codice penale che punisce la violazione degli obblighi di assistenza familiare. Far condannare il padre, però, potrebbe avere come conseguenza la perdita del suo lavoro, con il rischio che poi non fornisca più nemmeno il poco che dà. Se invece non dà praticamente niente, non si corre questo rischio. Rimane il problema del rapporto con i bambini e di come potrebbero reagire alla notizia che il papà ha subito una condanna, ma questo non è un argomento giuridico. Alcune madri decidono di percorrere anche questa via, stremate dalla situazione, altre no. Il coniuge affidatario, ossia sua figlia, ha poi diritto a un risarcimento del danno morale da parte del padre che non ha versato il mantenimento per i figli e che per tale condotta sia stato condannato, perché questo comportamento lede un legittimo diritto. Di fatto, però, questo sistema di tutela può funzionare solo se il padre inadempiente ha un lavoro o dei beni, altrimenti sua figlia potrà ottenere una sentenza favorevole, ma non otterrà comunque ciò che le spetta.