Figli affidati solo al padre: è possibile

Vero n° 10 Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha escluso una madre come affidataria perché aveva alimentato oltremodo il conflitto con il marito, fino a generare sfiducia nei due bambini

Gentile avvocato, è possibile che una madre non abbia avuto i figli affidati in maniera condivisa insieme al padre? L’ho letto sul giornale e mi è sembrato così strano. Leggo sempre la vostra rubrica e, di solito, vedo che l’affido è condiviso.

Arianna, Avellino

Gentile lettrice, effettivamente la Cassazione ha da poco confermato il provvedimento di una Corte di Appello che affidava i due figli minori esclusivamente al padre. Tale scelta è stata motivata dal fatto che, secondo i consulenti tecnici che hanno effettuato una perizia su entrambi i genitori, la madre non avrebbe preso coscienza di aver alimentato oltremodo il conflitto con il marito, creando nei due figli paura e sfiducia al punto da provocarne il desiderio di non incontrarla più. Inoltre, la donna non avrebbe creato un rapporto affettivo e relazionale con i bambini, al punto da non essere ritenuta in grado di svolgere una funzione educativa, tenendo in questo modo una condotta pregiudizievole per il sano ed equilibrato sviluppo dei due figli.

Trent’anni, avvocato: anche per i giudici ormai deve mantenersi da sé

Avvocato Cozzi, fino a quando i figli devono essere mantenuti? Sento di giovani che dopo la laurea fanno uno o due master, di solito all’estero e certamente molto costosi, e una volta terminati anche questi studi hanno il coraggio di pretendere ancora di essere mantenuti, magari da genitori separati. Capisco che stiamo vivendo momenti di grande crisi economica, certamente aggravati dalle restrizioni imposte dal Covid, ma questi ragazzi, anzi ormai uomini e donne, non si vergognano? E perché la società li asseconda?

Corinna, La Spezia

Gentile signora, come ho scritto tante volte su questa rivista i figli, una volta conseguito il titolo di studio cui aspiravano e per il quale si devono essere impegnati, perdono il diritto di essere mantenuti dai propri genitori, a meno che non provino di aver fatto tutto il possibile per trovare un impiego anche non consono alle loro originarie aspirazioni. Curioso il caso di cui si legge in una recente sentenza, in cui la Cassazione ha stabilito che il figlio maggiorenne, diventato avvocato e collaboratore nello studio legale del fratello, non avesse più diritto all’assegno di mantenimento versato da anni dal padre. I giudici del Tribunale e della Corte di Appello avevano confermato il dovere di versamento da parte del padre, ritenendo che la sola iscrizione all’Albo degli avvocati non provava che il figlio avesse un reddito e avesse acquisito una propria indipendenza economica. Secondo i giudici di Cassazione, invece, l’età dell’uomo, 30 anni, e il fatto che collaborasse con il fratello nel suo studio legale dimostravano di per sé che doveva essere considerato «un adulto in grado e con il dovere di mantenersi». Da qui l’invito a non contare più sul sostegno paterno.