Una brutta sorpresa con la ristrutturazione

Vero n° 08 Nella fattura finale dei lavori l’impresa ha inserito degli interventi che non erano stati pattuiti con il proprietario dell’immobile, che non è tenuto a pagarli. Le variazioni di progetto vanno concordate

Gentile avvocato, ho incaricato un’impresa edile di effettuare dei lavori di ristrutturazione nella mia casa in campagna. Abbiamo concordato gli interventi da fare e il prezzo complessivo delle opere, da versare mano a mano che i lavori progredivano. Nell’ultima fattura l’impresa ha inserito una serie di costose lavorazioni da me non richieste che non intendo pagare. L’impresa sostiene fossero lavori necessari senza i quali non si poteva proseguire nella ristrutturazione. Quindi, sono tenuto a pagare?

Antonio, Varese

Egregio signore, l’appaltatore non può apportare variazioni alle modalità convenute dell’opera se il committente non le ha autorizzate. L’autorizzazione del committente o della direzione lavori, se nominata dal committente, si deve provare per iscritto. Tuttavia, anche quando le modifiche sono state autorizzate, se il prezzo dell’intera opera è stato determinato globalmente come nel suo caso, l’appaltatore non ha diritto a compenso per le variazioni o per le aggiunte, salvo diversa pattuizione. E questo vale anche se si tratta di variazioni del progetto necessarie per la realizzazione dell’opera a regola d’arte: la necessità di tali variazioni le doveva essere quanto meno comunicata con raccomandata, in modo da consentirle, tra le altre cose, anche il recesso dal contratto di appalto (articolo 1660 del codice civile), trattandosi di variazioni di notevole entità. In ogni caso, se per l’esecuzione dell’opera a regola d’arte si rende necessario apportare variazioni al progetto e le parti non si accordano, spetta al giudice determinare le variazioni da introdurre e le eventuali variazioni del prezzo.

 

Auto incidentata: se l’offerta dell’assicurazione è ritenuta insufficiente

Avvocato Ciriello, sono stato coinvolto in un incidente stradale. La mia auto è stata gravemente danneggiata e, anche se è stata riconosciuta la totale responsabilità del conducente dell’altro veicolo, ho ricevuto dall’assicurazione l’offerta di una somma del tutto insufficiente a riparare il mezzo. L’assicurazione del danneggiante sostiene infatti che sia antieconomico riparare il mio veicolo, perché troppo vecchio. Ma con la somma che vogliono darmi non potrei acquistare nemmeno un’utilitaria usata. Posso fare qualcosa?

Piero, Città di Castello

Signor Piero, in casi del genere è naturale che il danneggiato miri a fare riparare l’automobile oppure eventualmente a riacquistare un bene analogo a quello andato distrutto. Dato che, però, i veicoli a motore appartengono a quella categoria di beni soggetti a una rapida svalutazione di mercato, si verifica con frequenza che le compagnie assicurative considerino “eccessivamente onerosa”, perché antieconomica, un’eventuale riparazione dove i costi di ripristino del mezzo risultino superiori al valore di mercato dello stesso prima del sinistro. Ciò detto, su questa spinosa tematica esistono due differenti indirizzi giurisprudenziali. Il primo, minoritario, ritiene che il valore economico del mezzo prima del sinistro non possa costituire l’unico elemento di riferimento ai fini risarcitori. In questo modo, quando il mezzo può essere riparato e tornare idoneo all’uso, nulla impedisce il risarcimento integrale della spesa necessaria, anche quando questa risulti molto onerosa. Il secondo indirizzo, oggi prevalente, ritiene che, qualora i costi di ripristino siano “notevolmente” superiori al valore di mercato del bene, il risarcimento vada riconosciuto nei limiti di una somma pari alla differenza tra il valore di mercato del bene prima e dopo la lesione. Dal momento che i confini non sono chiaramente definiti – nella prassi un costo di riparazione del 30-40% in più rispetto al valore di mercato del mezzo prima del sinistro – le consiglio di rivolgersi a un legale che possa assisterla nella trattativa con la compagnia assicurativa.

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