Obbligo di vaccino anti-Covid: i favorevoli e i contrari

Da qualche settimana è assai dibattuto tra i giuristi  il tema della sussistenza o meno di un obbligo di vaccinazione anti Covid in capo ai dipendenti nell’alveo del rapporto di lavoro.

La questione è estremamente delicata e richiede ad avviso dei più molta prudenza, anche perché coinvolge diversi profili (lavoristico, costituzionale, penale, previdenziale) e investe diritti dell’individuo costituzionalmente garantiti (si veda la norma cardine in materia, ossia l’art. 32 della Costituzione).

Ci si domanda, peraltro, se la vaccinazione, che in sostanza rappresenta l’unico strumento a nostra disposizione per sconfiggere o quanto meno fronteggiare il virus Covid-19, rappresenti oltre ad un obbligo morale – la cui osservanza è  lasciata dunque alla sensibilità del singolo soggetto – anche un obbligo giuridico.

 Rilevato preliminarmente che la questione si porrà in concreto quando sarà disponibile il vaccino per le diverse categorie di lavoratori, circostanza ad oggi tutt’altro che contingente considerati i ritardi nelle consegne di questi giorni,  il tema dei vaccini presenta profili particolarmente problematici nell’ambito del rapporto di lavoro per la necessità di contemperare i diritti dell’individuo e della collettività.

Stante la portata dell’art. 2087 c.c. che impone un obbligo di sicurezza in capo al datore di lavoro, la sospensione del rapporto di lavoro in considerazione dell’onere della sorveglianza sanitaria, orientata alla conservazione del rapporto, alla gestione dal rischio e ad una più appropriata logica improntata alla solidarietà sociale, può rappresentare una soluzione più congrua e razionale rispetto alla soluzione drastica del licenziamento come reazione al rifiuto del lavoratore di vaccinarsi.

Su questi temi, quanto mai attuali, segnalo un interessante contributo che esprime la posizione dei soggetti coinvolti, tra cui le parti sociali, offrendo notevoli spunti di riflessione.

Obbligo di vaccino anti Covid i favorevoli e contrari