Quando l’agenzia ha diritto alla provvigione

Vero n° 04 Se il contatto tra il venditore e l’acquirente di un immobile è stato reso possibile dal mediatore, anche se il suo mandato è scaduto quest’ultimo può comunque rivendicare una percentuale sulla vendita

Gentile avvocato, le scrivo per un chiarimento. Qualche mese fa ho fatto un’offerta tramite agenzia per un immobile. Ho anche pattuito espressamente le provvigioni. L’offerta è scaduta senza accettazione e dopo un paio di settimane mi è stato detto dal mediatore, tramite un’email, che il proprietario aveva deciso di non vendere più. Sono riuscito a reperire l’e-mail del proprietario e gli ho chiesto di contattarmi se in futuro avesse cambiato idea; in effetti, mi ha chiamato negli scorsi giorni dicendo che ha ancora intenzione di
vendere, ma che ha litigato con l’agente immobiliare che ci ha presentati e con cui il mandato a vendere è scaduto. E sarebbe quindi interessato a cedere senza l’aiuto dell’agenzia. Ma posso stare tranquillo che quest’ultima non mi chieda nulla come eventuale provvigione? La ringrazio.

Massimo, Milano

Egregio lettore, la sua preoccupazione rispetto alle future pretese dell’agenzia è fondata. Infatti, anche se la vendita dell’immobile si perfezionasse dopo la scadenza dell’incarico all’agenzia, il contatto tra lei e il venditore è stato possibile grazie all’intervento del mediatore stesso, con il
quale lei ha contrattato per iscritto una certa provvigione. Il rapporto con l’agenzia è a maggior ragione provato dal fatto che lei ha fatto per il medesimo immobile un’offerta formale che è stata rifiutata. Se la casa è realmente di suo interesse, le consiglio di considerare ai fini della somma da dare al venditore anche l’importo della provvigione all’agenzia: infatti, la richiesta di quest’ultima di vedersi riconosciuta la percentuale, a mio parere, sarebbe difficilmente contestabile.

Multe: la ricevuta del pagamento va conservata per almeno cinque anni

Gentilissimo avvocato, qualche giorno fa ho ricevuto una cartella esattoriale per una multa che sono certa di avere pagato nei tempi giusti. La multa è vecchia di quattro anni e purtroppo non trovo più la prova del pagamento. Ma possono chiedermi i soldi dopo tutto questo tempo? Se non trovo la ricevuta sono costretta a pagare di nuovo? Mi aiuti, per favore. Grazie molte.

Maria Elena, Parma

 

Gentile Maria Elena, purtroppo la conservazione dei documenti è fondamentale per non incorrere nel rischio di non poter provare un pagamento già avvenuto, qualora venga richiesto di nuovo. In mancanza del documento, a fronte di una richiesta indebita di nuovo pagamento, potrebbe essere impossibile opporci a essa. Il tempo di conservazione dei documenti per i privati – obbligo che viene imposto dal nostro codice civile – è connesso al termine di prescrizione fissato dalla legge per i crediti il cui pagamento essi vanno ad attestare. Nel suo caso, avrebbe dovuto conservare l’attestazione di pagamento per cinque anni. Temo che non potrà fare altro che pagare nuovamente la sanzione, ahimè! Con l’occasione, mi permetto di ricordarle che vanno conservate per cinque anni anche le spese condominiali, i canoni di affitto e le rate di mutuo e così le bollette per consumo di acqua, luce, gas e quelle telefoniche; i bollettini e gli F24 per il pagamento di Ici, Imu, Tasi, Tarsu, Tia e Tari vanno conservati per cinque anni a partire dall’anno successivo a quello di pagamento (o di obbligo di dichiarazione per le tasse relative ai rifiuti). Gli attestati di pagamento del bollo auto vanno invece tenuti per i tre anni successivi a quello di scadenza dello stesso e così le cambiali e le parcelle dei professionisti. Infine, le dichiarazioni dei redditi devono essere conservate per almeno cinque anni a partire dall’anno successivo a quello in cui sono state presentate, che diventano quindici in caso di ristrutturazioni edilizie o di riqualificazione energetica. Spero di esserle stata di aiuto, quantomeno per il futuro.