Ottenere il rimborso dal gestore telefonico

Vero n° 51 Da oltre 6 mesi Angelo riceve fatture superiori a quanto pattuito. Inutili le sue chiamate e i suoi reclami presso il call center. Per ottenere ragione deve rivolgersi a un organismo di conciliazione territoriale

Ho un problema con il mio gestore telefonico/internet e non riesco a venirne a capo. Ho chiesto qualche mese fa al call center una modifica contrattuale per ridurre un po’ il mio canone mensile e mi è stato risposto di sì. Peccato che a distanza di oltre 6 mesi le fatture che vengono emesse siano tutte sbagliate, perché il gestore somma quello che pagavo prima con l’importo scontato che dovrei pagare adesso, raddoppiando praticamente il mio canone! Ormai mi devono restituire quasi 200 euro. Ho telefonato decine di volte al call center e ho mandato diverse e-mail, perdendo tantissimo tempo, senza ottenere nulla. Aggiungo che non posso nemmeno bloccare il Rid, perché il pagamento viene addebitato sulla carta di credito che non consente questo tipo di operazione. Cosa posso fare?

Angelo, Padova

In base alla mia esperienza l’unico sistema per entrare in contatto con soggetti qualificati e non con gli operatori di call center è quello di attivare una procedura presso un organismo di conciliazione del settore telecomunicazioni competente per territorio. Questa procedura si svolge in modo esclusivamente telematico. Si depositano domanda e documenti e si attende che si costituisca la compagnia. Nella maggior parte dei casi accade che la compagnia, prima dell’udienza fissata con il conciliatore (anche essa telematica), formuli un’offerta nella quale viene contemplata la rettifica dell’errore di fatturazione e la restituzione di quanto prelevato illegittimamente. Non di rado è possibile farsi riconoscere un piccolo risarcimento (poche centinaia di euro). Il cliente può instaurare la procedura in autonomia. D’altro canto è consigliabile rivolgersi a un legale che conosca il funzionamento del procedimento e disponga della tecnologia per partecipare al processo formulando con accuratezza la domanda. In mancanza di questo tipo di attività, le Pec, le e-mail, e, a maggior ragione le segnalazioni telefoniche, rimangono lettera morta.

Se i testimoni di un incidente compaiono a posteriori non sono ammissibili

Gentile avvocato, qualche settimana fa, mentre ero alla guida della mia auto, sono stata protagonista di un sinistro stradale: ho frenato al semaforo arancione e l’auto che si trovava dietro di me mi ha tamponato. Le due auto sono entrambe danneggiate, per fortuna sia io che l’altro guidatore non ci siamo fatti nulla. Non sono intervenute le forze dell’ordine. Abbiamo compilato il CAI, ma la controparte ha continuato a sostenere che il semaforo non era ancora arancione ma era verde e che quindi io ho frenato senza motivo. Così ciascuna di noi ha scritto la sua versione dei fatti. Nel CAI abbiamo entrambi dichiarato che non erano presenti testimoni. Abbiamo subito trasmesso il modulo alle nostre compagnie assicurative. Ieri mi è stato notificato un atto di citazione che richiede a me e alla mia compagnia assicurativa i danni patiti dal veicolo che mi ha tamponato: nell’atto leggo che all’incidente avrebbero assistito due persone che hanno dichiarato che io ho frenato con il semaforo verde. I due testimoni sarebbero due pedoni che attraversavano allo stesso semaforo e che avevano il rosso perché le auto avevano il verde. È possibile? Come mi devo comportare?

Luigi P. da Salerno

Sull’argomento, nel 2017, è stata emanata una legge che prevede che in caso di sinistri con soli danni a cose, come nel caso che mi descrive, l’identificazione di eventuali testimoni sul luogo di accadimento dell’incidente deve risultare già in fase stragiudiziale, attraverso l’indicazione nella denuncia di sinistro. Nel suo caso, entrambi avete trasmesso alle vostre compagnie il CAI, che appunto è la denuncia di sinistro; nel CAI avete espressamente dichiarato che non c’erano testimoni. Su queste premesse i Giudici, di recente, in applicazione della citata normativa del 2017, hanno ritenuto perfezionata la condizione di inammissibilità della prova testimoniale posta dalla norma, in particolare rilevando che la lettera di richiesta danni – nel vostro caso il CAI − con la quale il danneggiato escludeva la presenza di alcun testimone agli eventi, abbia rappresentato il primo atto formale di denuncia del sinistro al quale necessariamente doveva essere ricondotto l’obbligo scaturente dalla citata normativa.