Quanto vale il “sacrificio” di una donna

Vero n° 25 L’assegno di divorzio viene riconosciuto alla ex moglie anche quando in teoria potrebbe avere indipendenza economica, se dimostra che ha messo da parte la sua carriera in favore di quella del marito e per la famiglia

Tra qualche mese potrò finalmente chiedere il divorzio. Mi preoccupa la questione soldi. Da quando mi sono sposata e ho avuto il bambino, ho ridotto notevolmente il mio impegno di lavoro (sono free lance). Mio marito, al contrario, ha migliorato via via la propria posizione. Sino a che siamo andati d’accordo ha fatto comodo ad entrambi. Quando le cose hanno iniziato ad andare male, lui ha smesso di versare i suoi guadagni sul conto comune, costringendomi ogni volta a chiedere denaro per la spesa o per il bambino. Il giudice della separazione ha stabilito un assegno per me e uno per mio figlio. Ho sentito, però, che con il divorzio potrei perdere l’assegno per me. Mi aiuta?

Anna

L’assegno di divorzio è previsto all’art. 5, n. 6 della legge sul divorzio. Questa norma prevede che il Tribunale, tenuto conto delle condizioni dei coniugi, del contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare e alla formazione del patrimonio di ciascuno o di quello comune, del reddito di entrambi e valutati i suddetti elementi anche in rapporto alla durata del matrimonio, disponga l’obbligo per un ex coniuge di somministrare a favore dell’altro un assegno, quando quest’ultimo non ha mezzi adeguati o comunque non può procurarseli per ragioni oggettive. Sembra dunque che se una moglie è, almeno in teoria, in grado di lavorare, non possa chiedere un assegno di divorzio per sé. In una recentissima sentenza, però, i giudici della Cassazione hanno riconosciuto un assegno di divorzio a una si- gnora che è rimasta sposata a lungo, ha dedicato molto tempo alla famiglia e al partner e che in tal modo ha favorito la carriera del coniuge, prescin- dendo dal fatto che fosse an- cora in grado, per età e titolo di studio, di trovare un lavoro. Decisivo per il giudice del divorzio è stato il contributo dato dalla moglie alla famiglia e alla carriera del marito, oltre alla evidente, conseguente, disparità economica tra le parti. Anche nel suo caso, i giudici ne terranno conto.

Famiglie conviventi, a che punto siamo con le tutele e i diritti?

Gentile avvocato, la convivenza di fatto a che punto è? Si parla tanto di matrimoni tra persone dello stesso sesso, di famiglie arcobaleno, ma non sento più dire niente rispetto ai conviventi. A che punto siamo?

Lettera firmata

Le coppie di fatto da molti anni hanno acquisito via via una serie di diritti assimilabili a quelli delle persone legate dal vincolo del matrimonio. In assenza di una specifica regolamentazione dei diritti e dei doveri dei conviventi, la giurisprudenza (ossia i giudici con le loro sentenze) cerca di realizzare il giusto equilibrio tra le esigenze di libertà del singolo componente della coppia e la tutela di situazioni che si vengono a creare in seguito alla stabile convivenza, praticamente identiche a quelle che si vengono a creare nell’ambito di un matrimonio. Vediamo solo le tematiche principali. In seguito alla legge Cirinnà (legge n. 76 del 2016), le coppie di fatto, se lo desiderano possono iscriversi nello stesso stato di famiglia e in un apposito registro tenuto dal comune di residenza. I conviventi di fatto in caso di malattia o ricovero di uno dei due hanno gli stessi diritti di visita, assistenza, accesso alle informazioni personali, così come previsto per i coniugi e i familiari. In caso di malattia ciascuno può nominare l’altro quale suo rappresentante per le decisioni in materia di salute e in caso di morte per la donazione di organi, la celebrazione funeraria. In caso di matrimonio questa possibilità opera in automatico, in caso di convivenza, il convivente deve manifestare la propria volontà espressamente. In caso di morte di uno dei due conviventi è ammessa la successione del convivente superstite nel contratto di locazione ad uso abitativo. In caso di morte di uno dei due conviventi è riconosciuto all’altro il diritto al risarcimento del danno sia patrimoniale sia non patrimoniale da parte del responsabile che ha causato il decesso (per esempio incidente stradale). Lo scioglimento della famiglia di fatto non necessita, per la coppia, di alcun atto formale, ma se ci sono figli, la coppia potrà rivolgersi al Tribunale per la regolamentazione degli aspetti economici e dei tempi di permanenza dei bambini presso ciascuno dei genitori. Durante la convivenza eventuali obblighi economici sorgono ovviamente nei confronti dei figli ma non nei confronti dei partner. Solo su base assolutamente volontaria i conviventi possono decidere di sostenersi economicamente.