L’assegno divorzile è ancora previsto

Vero n° 21 Dal 2017 in poi è cambiato qualcosa nell’interpretazione dell’articolo di legge che prevede che il coniuge “sfavorito” possa continuare a godere di mezzi adeguati, senza specificare però quali siano nel dettaglio

Caro avvocato, continuo a leggere informazioni contrastanti sull’assegno di divorzio. Alcuni dicono che non esiste più, altri che c’è ancora. Mi spiega bene come stanno le cose? La ringrazio in anticipo.

Alberta B., Bergamo

Gentile Alberta, l’assegno di divorzio non è mai scomparso dal nostro ordinamento. È previsto all’art. 5, n. 6 della legge sul divorzio secondo cui il Tribunale, tenuto conto delle condizioni dei coniugi, delle ragioni della decisione, del contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare e alla formazione del patrimonio di ciascuno o di quello comune, del reddito di entrambi e valutati i suddetti elementi anche in rapporto alla durata del matrimonio, dispone l’obbligo per un ex coniuge di somministrare a favore dell’altro un assegno quando quest’ultimo non ha mezzi adeguati o comunque non può procurarseli per ragioni oggettive.
La legge non specifica a cosa debbano servire i mezzi adeguati. Sino al 2017 i giudici hanno ritenuto che il legislatore si riferisse a mezzi adeguati a mantenere il tenore di vita goduto in costanza di matrimonio. Dal 2017 hanno interpretato i mezzi adeguati come quelli necessari a vivere dignitosamente. Poiché dal 2017, appunto, i giudici si sono mostrati più severi nel riconoscere la sussistenza dei presupposti per imporre un assegno di divorzio, si è iniziato a dire che l’assegno di divorzio non esiste più. In realtà continua a essere previsto, ma è più difficile ottenerlo rispetto al passato.
Purtroppo tra i giudici non c’è uniformità di valutazione e pertanto fare una previsione certa di volta in volta è impossibile. Dal 2017 (da ultimo una sentenza recente è quella del 18 ottobre 2019, n. 26594) la Cassazione ha introdotto il principio secondo cui i giudici, nel valutare la sussistenza dei presupposti per il riconoscimento di un assegno divorzile, devono evitare rendite parassitarie e che un coniuge viva “a rimorchio” dell’altro.
Per questo, in molti casi, hanno escluso l’assegno quando la moglie aveva rifiutato liberamente delle proposte di lavoro o aveva lasciato di propria volontà un impiego che svolgeva da tempo. Non tutti i giudici però la pensano così. In una sentenza altrettanto recente (Cass. 25 novembre 2019 n. 30638) hanno inve- ce riconosciuto un assegno divorzile anche se il coniuge che lo richiedeva aveva una buona istruzione, era relativamente giovane e aveva già lavorato come impiegata e commessa.