Tre eredi e una casa in comunione

Vero n° 19 La lettrice non è soddisfatta del regolamento per l’uso del bene stilato da sua sorella. Ma perché questo sia valido è necessaria l’approvazione della maggioranza. L’alternativa è ricorrere all’autorità giudiziaria

Buongiorno avvocato, sono comproprietaria insieme ad altre due famiglie (mio fratello e famiglia mia sorella e famiglia) di una casa in montagna in comunione ereditaria indivisa. Mia sorella ha preparato una bozza di regolamento per l’uso del bene, che ora vorrebbe adottare a maggioranza. Io sono contraria anche perché è previsto un criterio di turnazione troppo rigido per l’uso della casa nei mesi di dicembre, gennaio e febbraio. Inoltre vengono stabiliti termini molto stringenti per l’eventuale trasferimento della quota di proprietà sia tra noi eredi che a terzi acquirenti. Queste clausole sono legittime? È possibile che con voto a maggioranza (due su tre) si approvi un regolamento vincolante anche per me? Grazie in anticipo per la sua risposta.

Alessia V., Torino

La legge autorizza i comproprietari di un bene indiviso a predisporre un regolamento per l’ordinaria amministrazione e per il miglior godimento della cosa comune al fine di disciplinare le modalità d’uso, organizzazione e gestione del bene comune. Tale regolamento può essere adottato con delibera della maggioranza dei partecipanti (calcolata secondo il valore delle loro quote) ed è vincolante per tutti, ferma la possibilità per il singolo di ricorrere all’autorità giudiziaria qualora lo ritenga lesivo dei propri diritti. Nel regolamento può essere anche prevista una particolare disciplina per la cessione delle quote. Tuttavia, mentre nella comunione ordinaria ciascun partecipante può liberamente alienare la sua quota, in quella ereditaria – per evitare che nei rapporti tra coeredi, spesso legati tra loro da vincoli di affetto, si intromettano terzi estranei animati da intenti speculativi – è previsto il diritto di prelazione. Quindi la modalità di cessione della quota è sempre oggetto di regolamento sia tra gli stessi coeredi sia soprattutto verso i terzi.

Senza consenso, la moglie non ha diritto a usare la casa al mare del coniuge

Gentile avvocato, ho una casa al mare intestata solo a me. Mi sto separando da mia moglie e abbiamo due figli. Lei sostiene che può continuare a portare i figli d’estate nella mia casa al mare perché è un suo diritto. È proprio così?
M. G., Padova

Non proprio. Se è frutto di accordo, certamente la signora, con il suo benestare, potrà trascorrere un periodo di vacanza in quella casa insieme ai vostri figli. In caso contrario il giudice non potrà mai imporle di far utilizzare a sua moglie un bene che è di sua esclusiva proprietà.