Se il datore di lavoro si rifiuta di dare le ferie

Vero n° 03 Nel caso di questa settimana la lavoratrice non avrebbe diritto a contestare la decisione aziendale visto che la motivazione addotta è il suo ritardo sulle consegne e visto che ha già ricevuto dei richiami per questo

Gentile avvocato, sono molto preoccupato per la situazione lavorativa di mia nipote. È sempre scontenta e mi ha raccontato che, di recente, il datore di lavoro le ha negato alcuni giorni di ferie con la motivazione che ha del lavoro arretrato da sbrigare. Lei, già in passato, aveva ricevuto dei richiami verbali e poi una lettera sempre per la stessa motivazione, cioè essere indietro con il lavoro. Mia nipote si sente maltrattata e dice che intende fare causa alla società. È un’azione giusta? Potrebbe avere ragione lei? La ringrazio in anticipo per il suo prezioso consiglio.

Giuliano P., Livorno

Gentile Giuliano, comprendo la sua ansia. Da quanto mi riferisce la situazione è questa: sua nipote si lamenta per il fatto che il datore di lavoro le ha negato alcuni giorni di ferie motivando tale rifiuto con il fatto che ha molto lavoro arretrato da smaltire. Se le cose stanno così il comportamento del datore di lavoro non può essere considerato “persecutorio” e di conseguenza non dà diritto al lavoratore di agire per chiedere un risarcimento per presunti maltrattamenti. Se effettivamente il datore di lavoro può dimostrare che il lavoratore è inadempiente e, per tale motivo, in grave ritardo sui compiti assegnatigli – tant’è che, come mi racconta, sua nipote ha ricevuto anche richiami verbali e scritti – può non solo rifiutarsi di concedere le ferie, ma anche pretendere che si trattenga oltre l’orario regolare di lavoro per far fronte all’arretrato. Per questo sconsiglierei a sua nipote di intraprendere iniziative nei confronti del datore di lavoro, che su queste basi appaiono perlomeno ingiustificate.

Bloccata da un ingorgo, perde l’aereo: può chiedere la restituzione del biglietto

Gentile avvocato, le scrivo per avere un consiglio sulla possibilità di ottenere indietro i soldi di un biglietto aereo.
Le spiego: qualche settimana fa, mentre cercavo di raggiungere l’aeroporto di Fiumicino per prendere un aereo per Tokyo, sono rimasta imbottigliata in un ingorgo sull’autostrada del Sole e non sono riuscita ad arrivare in tempo all’aeroporto. Quando ho capito che il ritardo era irrecuperabile, ho avvertito subito la compagnia che non sarei riuscita ad arrivare se non con molto ritardo. Ovviamente, come avevo previsto, ho perso l’aereo. Secondo lei posso chiedere la restituzione del costo del biglietto alla compagnia aerea?

Marisa D.M., Salerno

Visto il suo racconto, gentile Marisa, ritengo che ci siano i presupposti per chiedere il rimborso del biglietto alla compagnia aerea. Il tutto in applicazione di una precisa norma di legge, l’art. 945 del codice della navigazione, così come sostituito dal decreto legislativo n. 96/2005, che regolamenta il trasporto aereo. Tale norma prevede testualmente che “se la partenza del passeggero è impedita per cause a lui non imputabili, il contratto è risolto e il vettore restituisce il prezzo del passaggio già pagato”. Ma vi è di più. Se l’impedimento riguarda uno dei familiari che dovevano viaggiare insieme, ciascuno dei passeggeri può chiedere la risoluzione del contratto alle stesse condizioni. Dal momento che lei mi dice di aver subito contattato la compagnia aerea per fare presente il suo problema, il vettore dovrà restituirle quanto pagato per il biglietto non utilizzato non per sua colpa.