Chi può chiedere il mantenimento?

cop 11vero 11Vero n° 45 Quando una coppia si separa, il coniuge economicamente più debole può fare richiesta dell’assegno. Però bisogna fare attenzione: in caso di violazione del dovere di fedeltà si può perdere quel diritto

Egregio avvocato, sono sposato da parecchi anni con una donna che però non amo più da tempo. Da qualche mese frequento un’altra persona che mi piace molto, ma per motivi economici non ho il coraggio di lasciare mia moglie. Sono, insomma, tra l’incudine e il martello e non so bene come comportarmi. Il dubbio che ho è il seguente: anche un uomo può chiedere un assegno di mantenimento per sé?

Alberto

Gentile lettore, la legge non fa distinzioni tra moglie e marito. Il coniuge economicamente debole (a prescindere dal sesso) nella fase della separazione ha il diritto di chiedere un assegno di mantenimento per sé, come prevede espressamente il codice civile all’articolo 156. La legge prevede anche che il coniuge al quale sia addebitata la separazione non possa ottenere il suddetto assegno di mantenimento. La violazione del dovere di fedeltà potrebbe integrare una violazione dei doveri nascenti dal matrimonio e, conseguentemente, essere motivo di addebito della separazione con la perdita del diritto di richiedere l’assegno di mantenimento in fase di separazione. Di fatto, chi non è economicamente debole, violando i doveri nascenti dal matrimonio si vedrebbe addebitata la separazione e ovviamente non avrebbe diritto a chiedere l’assegno di mantenimento, considerata la propria situazione economica. C’è poi un altro aspetto importante da considerare: si tratta della perdita del diritto di successione. Il coniuge al quale viene addebitata la separazione perde infatti il diritto di successione nei confronti dell’altro coniuge, un diritto che normalmente viene meno quando scatta il divorzio.

Mi occupo sempre io del figlioletto della mia compagna: posso adottarlo?

Egregio avvocato, vorrei adottare il figlio della mia compagna. Questo bambino, che fa la seconda elementare, ha un padre solo sulla carta. I genitori sono stati insieme per qualche anno e poi si sono lasciati. Da allora lui lo vede ogni tanto per una pizza o un gelato, ma niente di più. Soprattutto non si occupa del suo mantenimento. È senza lavoro e a sua volta vive con la propria madre. In paese sanno tutti che è un poco di buono che non ha voglia di lavorare. Da quando vivo con la mia nuova compagna e suo figlio, mi occupo io di tutto: dal cibo ai vestiti, dalle medicine ai giocattoli. La mia compagna, infatti, non guadagna granché e prima che arrivassi io faceva davvero fatica ad arrivare a fine mese. Visto che di fatto per questo bambino faccio tutto io ed è come se fosse mio figlio, potrei fare in modo che diventi mio figlio anche per la legge?

Matteo

Egregio signore, allo stato attuale non è possibile che il figlio che lei sta crescendo insieme con la sua compagna possa diventare suo figlio anche agli occhi della legge. Per ottenere un simile risultato dovrebbe prima sposarsi con la madre del bambino. In questo caso potrebbe fare domanda per adottarlo in base alla legge 184 del 1983 art. 44 lettera b, che prevede un tipo di adozione speciale, ossia l’adozione del figlio del coniuge. Dovrebbe, inoltre, ottenere il consenso del padre. Questo tipo di adozione è considerato speciale, dal momento che si crea un legame solo tra genitore adottante e figlio adottato e non anche tra figlio adottato e famiglia del genitore adottante. Peraltro rimangono intatti i legami con la famiglia di origine. Nel suo caso dunque il figlio della sua compagna, se venisse adottato dopo il vostro matrimonio, manterrebbe tutti i legami con la famiglia del papà e con il papà stesso. Di fatto si troverebbe ad avere tre genitori. In questo caso però il dovere di mantenimento in prima battuta spetterebbe a lei, così come il dovere di assumere, insieme alla madre, le decisioni per la vita del figlio.