La querelle sul valore di un’auto incidentata

Vero n° 39 Quando un veicolo ha una certa età il risarcimento del danno subito non permette né di riparare il vecchio mezzo né di comprarne uno nuovo. Bisogna quindi cercare di ottenere il più possibile dall’assicurazione

Gentile avvocato, sono stato coinvolto in un incidente stradale. La mia auto, una station wagon che ho da tanti anni, è stata gravemente danneggiata e, anche se è stata riconosciuta la totale responsabilità del conducente dell’altra auto, ho ricevuto dall’assicurazione l’offerta di una somma del tutto insufficiente a riparare l’auto. L’assicurazione sostiene che riparare il mio veicolo è antieconomico, visto che è troppo vecchio. Ma con la somma che vogliono darmi non potrei acquistare nemmeno un’utilitaria usata. Posso fare qualcosa?

Alberto, Caserta

In casi come il suo è naturale che il danneggiato miri a far riparare l’automobile o, eventualmente, a riacquistare un bene analogo a quello andato distrutto. Visto, però, che i veicoli a motore appartengono a quella categoria di beni soggetti a una rapida svalutazione economica, si verifica con una certa frequenza che le compagnie assicurative considerino “eccessivamente onerosa” perché antieconomica un’eventuale riparazione laddove i costi di ripristino del mezzo risultino superiori al valore di mercato dello stesso prima del sinistro. Ciò detto, su questa spinosa tematica esistono due differenti indirizzi giurisprudenziali. Il primo, minoritario, ritiene che il valore economico del mezzo prima del sinistro non possa costituire l’unico elemento di riferimento ai fini risarcitori, in un’ottica di tutela del patrimonio del danneggiato complessivamente considerato. Cosicché, quando il mezzo può essere riparato e tornare idoneo all’uso cui era destinato, nulla impedisce il risarcimento integrale della spesa necessaria, anche quando questa risulti eccessivamente onerosa; il secondo indirizzo, oggi prevalente, ritiene che, qualora i costi di ripristino siano “notevolmente” superiori al valore di mercato del bene, il risarcimento vada riconosciuto nei limiti di una somma pari alla differenza tra il valore di mercato del bene prima e dopo la lesione. Dal momento che i confini della eccessiva onerosità non sono chiaramente definiti nella prassi un costo di riparazione del 30 40 per cento in più rispetto al valore di mercato del mezzo ante sinistro le consiglio di rivolgersi a un legale che possa assisterla nella trattativa con la compagnia assicurativa, per conseguire il maggiore risarcimento possibile, seppure con i limiti di cui sopra.

Cagnolino muore investito: si può chiedere un risarcimento “per il dolore”?

Buongiorno avvocato, le scrivo perché il mio cagnolino è stato investito da un’auto in un parcheggio ed è morto. Sono anziana e il mio cane era una ragione di vita e la mia unica compagnia. Ho diritto a un risarcimento per il dolore che sto provando?

Rosalba, Padova

Gentile signora, innanzitutto mi spiace per la situazione che sta vivendo e comprendo il suo dolore e la sua richiesta. Devo però precisare che la Corte di Cassazione, a partire dal 2008, ha negato che il danno non patrimoniale la sofferenza da morte dell’animale domestico sia risarcibile, eccettuata l’ipotesi che la morte derivi da reato, cosa che nel caso che mi descrive non si è verificata. Tuttavia, sotto la spinta dell’odierna coscienza sociale, non sono mancate diverse pronunce difformi di vari tribunali, che hanno affermato la rilevanza della relazione uomo-animale domestico, sottolineando che il danno maggiore che patisce il proprietario di un cane con cui vi sia un rapporto affettivo consolidato è proprio quello relativo alla perdita di godimento dell’animale in termini affettivi e non certo quello legato al valore commerciale dello stesso o alle spese veterinarie eventualmente sostenute mentre era in vita. Su queste premesse, ritengo che potrà formulare una richiesta di risarcimento, sulla base del fatto che lei, attraverso la cura del suo animale, realizzava la sua personalità e dava un senso alla sua esistenza.