Figli da mantenere finché non sono autonomi

Vero n° 37 La maggiore età dei ragazzi non permette a mamma e papà di non occuparsene. Questo vale per chi studia ma anche per chi cerca un lavoro. E se i genitori sono separati la spesa va divisa

Caro avvocato, è vero che i figli vanno mantenuti per sempre? Mia figlia ha sposato un uomo che aveva già un figlio da un precedente matrimonio e per questo ragazzo, che ha ormai più di vent’anni e studia all’università, spende ogni mese parecchi soldi. Mia figlia vorrebbe mettere qualcosa da parte, ma dice che con questa uscita non è proprio possibile. Il padre non può ridurre o addirittura azzerare l’assegno che dà alla prima moglie per il figlio?

Roberta P., Treviso

Gentile Roberta, il dovere dei genitori di mantenere i propri figli non cessa con la maggiore età. Ciascun genitore infatti dovrà occuparsi del mantenimento del proprio figlio sino a che costui non avrà raggiunto l’indipendenza economica; questo, ovviamente, non significa per sempre. Normalmente se un giovane è studente significa che non ha ancora raggiunto tale indipendenza; ne consegue che i genitori dovranno mantenerlo. Questo dovere incombe su entrambi in misura proporzionale al reddito e al patrimonio di ciascuno, tenuto conto del tempo che il figlio trascorre con ciascuno dei genitori (il genitore con cui il figlio convive abitualmente, infatti, sarà quello che sostiene maggiori spese per la vita quotidiana). Immagino, pertanto, che suo genero stia versando per il figlio avuto dal precedente matrimonio un contributo economico stabilito dal tribunale che ha pronunciato il divorzio dalla prima moglie. Poiché questo tipo di provvedimento può sempre essere modificato, suo genero potrà rivolgersi al tribunale e chiederne la riduzione se sono intervenuti dei cambiamenti peggiorativi nella sua sfera economica rispetto a quando il contributo è stato stabilito (non è sufficiente sostenere che la seconda moglie vorrebbe mettere da parte dei risparmi) o, addirittura, chiederne l’azzeramento se il figlio in realtà è diventato economicamente indipendente o se non lo è per sua colpa, per esempio perché è uno studente universitario molto fuori corso che non dà esami ma pretende di essere mantenuto da papà e mamma. Se, invece, è uno studente universitario nella norma, ha diritto di essere mantenuto agli studi e nella vita dai propri genitori.

Quando l’eccesso di cura di un genitore diventa “maltrattamento”

Buongiorno avvocato, mio marito e io litighiamo continuamente perché lui dice che ho un atteggiamento iperprotettivo nei confronti di nostro figlio. Dice di essersi rivolto agli assistenti sociali, che gli avrebbero detto che in certi casi i comportamenti di madri troppo presenti sono considerati veri e propri maltrattamenti. È davvero possibile? Mi sembra una cosa da pazzi. Ho un unico figlio e mi dedico a lui facendo del mio meglio. Chi mai potrebbe pensare che lo maltratto? E poi perché?

Maria, Parma

In effetti, in certi casi, alcuni atteggiamenti di iperprotezione o di ipercura da parte di un genitore nei confronti del figlio minore sono considerati veri e propri maltrattamenti, se ledono il normale sviluppo fisico e psichico del figlio; ad esempio se tali atteggiamenti impediscono la normale socializzazione del bambino con i coetanei o se il genitore sottopone il bambino a svariate visite mediche pur non sussistendo un reale problema o se ha atteggiamenti di cura non consoni all’età (per esempio, mettere ancora il pannolino a un bambino di quattro anni).