Cadesullescaledellascuola: chi risponde?

Vero n° 35 Per ottenere un risarcimento dei danni da parte dell’istituto scolastico bisogna dimostrare un nesso tra lo scivolone e lo stato della scalinata: se era bagnata e scivolosa o magari sconnessa

Buongiorno avvocato, le scrivo per un incidente accaduto a mio figlio che ha frequentato la terza liceo scientifico il penultimo giorno di scuola lo scorso giugno. Mentre scendeva nel sotterraneo dell’edificio per bere un caffè alla macchinetta, è scivolato ed è caduto riportando qualche danno. Al pronto soccorso gli hanno diagnosticato una seria distorsione della caviglia e gli hanno applicato il gesso: questo ha impedito a lui, e ovviamente anche al resto della famiglia, di andare in vacanza al mare come programmato da tempo. Vorrei sapere se posso chiedere alla scuola il risarcimento del danno. La ringrazio.

Graziella, Firenze

Gentile Graziella, indubbiamente l’istituto scolastico è il custode delle scale dell’edificio (e quindi è responsabile della loro corretta manutenzione). D’altra parte, però, in caso di caduta sulle scale, perché sussista la colpa del custode, il danneggiato deve dimostrare il nesso causale tra la caduta e lo stato dei luoghi. Il “nesso causale” consiste nello stretto collegamento tra stato dei luoghi (ad esempio, scale bagnate e quindi scivolose o rotte in qualche punto) e caduta. In mancanza di questa prova il custode, vale a dire la scuola, non è tenuto a risarcire il danno. I giudici della Cassazione, con una recentissima sentenza, hanno infatti stabilito che la cosa in custodia è di per sé statica e inerte ed è pertanto necessario, per ottenere il risarcimento dei danni, che lo stato dei luoghi sia tale da rendere potenzialmente dannosa l’utilizzazione della stessa. Nel caso di una caduta come quella di suo figlio, va quindi dimostrato che la scala fosse scivolosa o presentasse altre irregolarità (gradini non integri e così via). Le consiglio di rivolgersi a un legale specializzato nella materia che possa suggerire i passi da compiere.

Un periodo di prova al lavoro è legittimo, ma deve seguire alcune regole

Gentile avvocato, mio figlio ha ricevuto una proposta di lavoro interessante. Il datore di lavoro, però, vuole stabilire un periodo di prova iniziale. Poi, a seconda dell’esito di questo periodo, deciderà se assumerlo o meno. Volevo sapere se può farlo legittimamente e se mio figlio deve accettare questa condizione. Grazie.

Giorgio, Pavia

Le dico subito, Giorgio, che il patto di prova nell’ambito di un contratto di lavoro può essere validamente stipulato. Però devono essere soddisfatti alcuni requisiti. Le illustro quali. Innanzitutto, il patto di prova deve essere formulato per iscritto – pena la nullità dello stesso – e deve contenere l’indicazione specifica delle mansioni di cui il lavoratore dovrà occuparsi in quel periodo. Questo per consentire al dipendente di essere in grado di conoscere preventivamente in cosa consista la prova cui sarà sottoposto e sulla cui base sarà valutato. Quando il patto è validamente siglato, in linea di massima il recesso durante il periodo di prova, sia da parte del datore di lavoro sia da parte del lavoratore, non è soggetto a obblighi di motivazione o giustificazione. L’art. 2096 del codice civile, infatti, stabilisce che “durante il periodo di prova ciascuna delle parti può recedere dal contratto senza obbligo di preavviso o indennità”. Tuttavia, la giurisprudenza è intervenuta a limitare in parte il potere discrezionale del datore di lavoro in tema di licenziamento nel corso o al termine del periodo di prova, stabilendo che tale recesso è illegittimo quando il lavoratore non abbia affatto svolto la prova oppure l’abbia effettuata con tempi e modalità che non gli abbiano consentito di dare dimostrazione delle proprie capacità; quando il licenziamento non sia collegato all’esito della prova, ma a un motivo estraneo al patto nonché quando il lavoratore sia stato utilizzato in mansioni difformi rispetto a quelle oggetto del patto. Il lavoratore che ritenga di essere stato illegittimamente licenziato durante o al termine del periodo di prova potrà, con l’assistenza del legale di fiducia, impugnare il provvedimento datoriale, a pena di decadenza, entro e non oltre 60 giorni dalla comunicazione del datore di lavoro. Le conseguenze di un eventuale licenziamento illegittimo saranno diverse a seconda che il giudice dichiari la nullità del patto o la mera illegittimità dello stesso. Nel primo caso si applicherà il regime ordinario in tema di licenziamenti, nel secondo caso il lavoratore avrà diritto alla prosecuzione della prova o al risarcimento del danno.