Spese di case in affitto: a chi spettano?

cop 11vero 11Vero n° 23 È da sempre un tema molto dibattuto. Per non sbagliare è bene fare riferimento all’accordo tra associazione proprietari e sindacato inquilini, che fornisce, allo stato attuale, le direttive in materia

Buongiorno avvocato, vivo in un appartamento in affitto. Presto tinteggeranno le scale dell’intero condominio. Volevo sapere se mi tocca qualche spesa.

Ruggero, Bormio

Gentile Ruggero, la ripartizione delle spese condominiali tra proprietario e inquilino è una materia molto dibattuta. Per questo motivo l’associazione dei proprietari immobiliari e i sindacati degli inquilini hanno siglato un accordo che costituisce a oggi il punto di riferimento per scoprire chi, tra locatore e conduttore, sia obbligato al pagamento di una determinata spesa. In base a questo accordo, nel caso che mi descrive, l’inquilino è obbligato a sostenere la spesa. Infatti, al conduttore spettano quelle per la manutenzione ordinaria di pareti, corrimano, ringhiere e scale. Anche il codice civile stabilisce che il locatore proprietario, durante la locazione, è tenuto a eseguire tutte le riparazioni che si rendano necessarie, eccezion fatta per quelle di piccola manutenzione, delle quali deve farsi carico il conduttore inquilino. Resta inteso che, se invece di una semplice tinteggiatura delle scale, si debba effettuare un intervento conservativo di più ampia portata, allora le spese spetterebbero al proprietario.

Lavori che rendono la casa inagibile

Abito in un monolocale in affitto. Ho scoperto con sorpresa che tra pochi giorni cominceranno importanti lavori di ristrutturazione della facciata che dureranno almeno quattro mesi e che mi impediranno di aprire l’unica finestra del mio appartamento.
Il proprietario non mi aveva avvertito e io non so proprio come farò a vivere in un monolocale senza poter aprire la finestra, considerando anche che siamo prossimi all’arrivo dell’estate. Cosa posso fare? Posso smettere di pagare l’affitto?

Mirella, Padova

In generale, cara Mirella, nell’effettuare riparazioni di manutenzione straordinaria, il proprietario deve comunque garantire all’inquilino l’utilizzo dell’immobile e, nel caso in cui i lavori durino più di 20 giorni, l’inquilino ha diritto a una riduzione del canone proporzionata al disturbo arrecatogli. Peraltro, indipendentemente dalla relativa durata, se l’esecuzione delle riparazioni rende inabitabile quella parte dell’immobile rendendo impossibile all’inquilino continuare ad alloggiarvi, come nel caso che mi espone, l’inquilino può ottenere lo scioglimento del contratto. Infatti appare evidente che l’impossibilità protratta per mesi di aprire l’unica finestra di un monolocale impedisce di fatto il godimento dell’immobile. Fatte queste premesse, non è suo diritto astenersi dal versare il canone di locazione né di determinare lei stessa l’importo del canone ridotto; ne consegue che, in mancanza di accordo con il proprietario, dovrà rivolgersi al giudice perché determini l’esatto importo del canone. Potrà anche fare presente al giudice che, usufruendo del diritto di risolvere il contratto di locazione, lei dovrà comunque incorrere oltre che nel disagio di dovere cambiare casa e magari zona, in spese varie (spese trasloco, nuovo canone di locazione magari più elevato, ecc.) e provare a chiederne la corresponsione, anche parziale, al proprietario.

La durata dei contratti di locazione

Vorrei affittare un mio appartamento. L’eventuale inquilino mi chiede un contratto transitorio di 2+2 anni. Si può fare?

Giovanni, Taranto

La locazione di un immobile utilizzato per esigenze temporanee non turistiche, per legge non può avere durata inferiore a un mese e superiore a 18 mesi. Se le parti pattuiscono un periodo superiore a 18 mesi, la clausola è nulla e si applica automaticamente la norma sulla durata massima prevista dalla legge, ossia 4 anni + 4 anni. Il contratto, inoltre, deve obbligatoriamente contenere l’espresso riferimento all’esigenza transitoria, che deve essere comprovata da idonea documentazione (ad esempio dichiarazione del datore di lavoro relativa a un trasferimento temporaneo del dipendente in altra sede). In caso di mancata specificazione dell’esigenza temporanea, il contratto è soggetto alla disciplina ordinaria, quindi la durata sarà di 4 anni + 4 anni. Nei contratti di locazione a uso transitorio non è necessario dare la disdetta, perché la cessazione del contratto si verifica automaticamente al termine del periodo prestabilito. Se una parte intende prolungare, prima della scadenza deve comunicare all’altra parte con raccomandata il perdurare dell’esigenza transitoria (rinnovo).