Scuola e disturbi dell’apprendimento

Vero n° 21 Quando una famiglia presenta la diagnosi di DSA, gli istituti scolastici devono fornire all’allievo un piano di studi personalizzato, avvalendosi anche degli insegnanti specializzati proprio in questo ambito.

Alle scuole elementari, a mia figlia è stato diagnosticato un disturbo dell’apprendimento (discalculia e dislessia). Quest’anno ha iniziato le medie e sono cominciati i guai. Io ho portato la certificazione e dopo mesi mi hanno detto che l’avevano persa. L’ho riportata, ma solo dopo molto tempo sono riuscita ad avere il piano didattico personalizzato. Ma nonostante questo, mi pare che gli insegnanti capiscano poco della situazione.

Marzia, Jesolo

Innanzitutto tenga presente per il futuro che le linee guida del luglio 2011, in seguito all’entrata in vigore della Legge 170 del 2010 sui disturbi dell’apprendimento, prevedono che la famiglia dell’alunno con DSA consegni alla scuola la certificazione e che la scuola la protocolli e dia ai genitori il numero di relativo protocollo. In secondo luogo, se ritiene che, nonostante l’esistenza del PDP (Piano didattico personalizzato), gli insegnanti non riescano a darne piena attuazione, si rivolga ai referenti DSA della scuola. Sono insegnanti formati per seguire queste problematiche, in grado di leggere una diagnosi specialistica dal punto di vista pedagogico. Conoscono gli strumenti compensativi e le misure dispensative e diffondono tra i colleghi strategie di didattica inclusiva e forme valutative personalizzate. Attraverso il loro aiuto e sostegno, gli insegnanti di sua figlia riusciranno a dare piena attuazione al Piano personalizzato.

 

A dodici anni la privacy non esiste!

Da qualche mese a questa parte, mio marito e io abbiamo permesso a nostro figlio, che ha dodici anni, di avere uno smartphone. Siccome abbiamo saputo che nella chat di classe e in altre chat create da alcuni compagni, ragazze e ragazzi si offendono, litigano e così via, siamo stati invitati dal rappresentante di classe dei genitori a controllare il telefono. Nostro figlio ci ha chiesto di non farlo perché ha diritto alla sua privacy e, di fatto, ci ha impedito l’accesso non dandoci la password del telefono. Siamo un po’ incerti sul da farsi e volevamo un suo parere. Grazie.

Una mamma e un papà

Tra i doveri dei genitori c’è anche quello di vigilare sui figli. Pertanto lei e suo marito siete tenuti, anzi, dovete controllare l’utilizzo del telefonino, soprattutto considerando che vostro figlio ha un’età, 12 anni, in cui non viene ancora considerato responsabile di alcunché. Le prime vere responsabilità nel nostro ordinamento sono ricondotte al compimento dei 14 anni. Il tema privacy dunque non sussiste. È un falso problema, perlomeno dal punto di vista della legge.

Minorenni e responsabilità penale

Vorrei sapere se gli adolescenti che combinano qualche guaio (risse con i compagni, incidenti provocati con lo scooter sottratto a mamma e papà, profili falsi sui social… solo per fare qualche esempio) vengono puniti anche dallo Stato per queste azioni o ci vanno di mezzo solo i genitori.

Roberto, Misano Adriatico

Chiunque subisca un danno da parte di un minore potrà chiedere il risarcimento ai genitori. Per quanto riguarda la responsabilità penale, invece, il discorso è diverso perché questa non si trasferisce su mamma e papà. La nostra Costituzione prevede, infatti, che la responsabilità penale sia personale. Secondo la legge chi non ha ancora compiuto 14 anni non è imputabile, qualunque azione abbia commesso. Solo in casi veramente molto gravi, quando il giudice ravvisa un serio pericolo, può applicare al minore di 14 anni una misura di sicurezza, per esempio la libertà vigilata o addirittura la detenzione in carcere minorile. Chi ha compiuto i quattordici anni e non ancora i diciotto è imputabile se aveva capacità di intendere e di volere quando ha commesso il fatto, ma la pena è diminuita.

È vero che ora anche i minori di 14 anni possono essere puniti a fronte di un reato?

Rosa, Parma

Gentile Rosa, visto che la sua domanda e quella precedente trattano un argomento simile, le rispondo qui di seguito e le confermo che non esiste alcuna legge che imponga di punire i minori di 14 anni. C’è la proposta di legge di un partito politico che propone di abbassare il limite da 14 a 12 anni, ritenendo che i cosiddetti “baby boss” non debbano essere trattati come ragazzini, quali sono. A fronte di tale proposta, la Camera Penale Minorile ha depositato un progetto nel quale si prevede che il Tribunale per i Minorenni entri in contatto “con il minore a disagio e lo indirizzi verso un percorso di educazione, recupero, formazione professionale, attività sportive e ludiche propedeutico a un ingresso positivo nella vita sociale”.