Studi all’estero: gli ex dividano le spese

Vero n° 17 La figlia di una coppia separata chiede di fare un’esperienza di tre mesi lontano dall’Italia: essendo un extra esula dall’assegno di mantenimento versato dall’ex marito alla moglie e va ripartito al 50%

Avvocato, pago da anni alla mia ex moglie un fior di mantenimento per nostra figlia, oltre al 50 per cento delle spese extra. La ragazza, quest’anno, ha chiesto di studiare tre mesi all’estero. Io sono d’accordo, ma dipende dalla spesa: chi dovrà pagare? Mi chiedo, inoltre, se in quei tre mesi dovrò ugualmente versare alla mia ex il mantenimento mensile per nostra figlia. Non potrei proprio permettermelo.

Alessandro, Savona

Egregio signore, l’esperienza di studio all’estero è considerata un costo extra rispetto al mantenimento mensile che il genitore non collocatario versa a quello collocatario. Poiché mi dice che la sentenza di divorzio prevede che le spese extra siano suddivise a metà tra voi genitori, significa che suddividerete ogni costo della vacanza studio in tale percentuale. Lei, però, dovrà continuare a versare il mensile indicato in sentenza: il fatto che sua figlia trascorra tre mesi all’estero non modi- fica le cosiddette statuizioni della sentenza di divorzio.

La normativa sulle adozioni

Io e mio marito non possiamo avere figli e vorremmo fare domanda di adozione. Abbiamo conosciuto altre coppie che ci hanno provato, ma non sono riuscite a ottenere il decreto di idoneità. Vorrei sapere che cosa controlla esattamente il tribunale per permettere a chi, come noi, vorrebbe diventare genitore adottivo.

Laura, Spoleto

La normativa che disciplina la materia dell’adozione prevede un’attenta valutazione da parte del tribunale per i minori dell’idoneità degli “aspiranti genitori” a offrire una famiglia adatta. Tale valutazione viene effettuata attraverso una indagine dei servizi sociali, che hanno il compito di incontrare la coppia e valutarne la potenziale capacità genitoriale, raccogliendo informazioni sull’ambiente familiare, sul- le motivazioni di ciascuno, sulla situazione personale e sociale. I servizi sociali fanno un’attenta valutazione delle risorse personali, dei limiti,

delle convinzioni, delle attitudini degli aspiranti genitori e anche delle risorse economiche della coppia. Hanno inoltre il compito di informa- re sulle possibili criticità che l’adozione può comportare. Al termine dell’indagine i servizi redigono una relazione conclusiva per il tribunale che, esaminatala, convoca la coppia per uno o più collo- qui a seguito dei quali stabilisce o meno l’idoneità. Il giudice ha anche la facoltà di chiedere ai servizi altri approfondimenti.

Il fratello non riconosciuto

Gentile avvocato, ho 40 anni e ho un fratello più giovane di sette, figlio illegittimo di mio padre che a suo tempo non lo ha riconosciuto anche se in paese tutti sapevano che era suo. Mi piacerebbe che fosse così anche per la legge. Che cosa si può fare?

Genoveffa, Cento (Fe)

Gentile signora, suo fratello potrà rivolgersi al tribunale per richiedere una dichiarazione giudiziale di paternità. Per ottenerla dovrà provare di essere figlio di suo padre. La sola dichiarazione della madre e anche la pro- va dell’esistenza di rapporti tra quest’ultima e il preteso padre all’epoca del conce- pimento non dimostrano di per sé la paternità. Il giudice, avvalendosi, se possibile, di prove scientifiche e anche sulla base di “prove indizia- rie” precise e concordanti, valuterà l’esistenza o meno del legame tra suo padre e il figlio “non riconosciuto” (il termine “illegittimo” è uscito dal nostro ordinamento nel 2012). Un esame genetico fra voi fratelli potrà aiutare in tal senso, pur non essendo paragonabile a quello effettuato tra padre e figlio.

Responsabilizzare il figlio lavativo

Sono divorziato e verso alla mia ex un assegno per nostro figlio, che oggi ha 21 anni, piuttosto generoso. Il ragazzo è uno sfaccendato: iscritto alla facoltà di Filosofia da tre anni, ha sempre combinato poco. Da settembre ha dato un solo esame. Voglio che cambi atteggiamento. Per questo vorrei smettere di mantenerlo, sperando di responsabilizzarlo, anche perché la madre gliele dà tutte vinte. Lo posso fare?

Attilio, Cantù (Co)

Non è possibile. Ciascun genitore ha l’obbligo di mantenere i figli sino a che non abbiano ottenuto una adeguata indipendenza economica. Questo obbligo può venire meno prima del conseguimento dell’indipendenza economica solo quando il figlio, per sua colpa, non si impegni negli studi e neppure cerchi un’occupazione. In questo caso il genitore dovrà obbligatoriamente ri- volgersi al tribunale per es- sere autorizzato a cessare il versamento di mantenimento. Solo una volta ottenuta la pronuncia del tribunale, al termine di un processo, se il giudice accoglierà la sua do- manda potrà cessare il versa- mento dell’assegno.