Panni stesi: ciascuno ha le sue regole

Vero n° 15 La prima cosa da fare è verificare che cosa prevede il regolamento condominiale in materia di stendini e fili sui balconi. Alcuni Comuni, poi, anche in questa materia, hanno disposizioni precise, da verificare.

Vivo in un condominio medio-signorile. Qualche settimana fa è venuta ad abitare sopra di me una famiglia numerosa, che stende i panni ancora gocciolanti. Secondo me questo non giova al decoro dello stabile. Come posso impedire che ciò continui?

Matilde, Rovigo

In genere, Matilde, sono i regolamenti condominiali che contengono indicazioni al riguardo. In alcune città, poi, i regolamenti comuna- li vietano espressamente di stendere abiti fuori dalle finestre che si affacciano sulle pubbliche vie al fine di pre- servare il pubblico decoro o, in maniera più morbida, si limitano allo stesso scopo a limitare la possibilità di sbattere e esporre il bucato in determinati orari del giorno. In assenza di regolamen ti condominiali o di polizia urbana viene escluso che lo stendimento dei panni su un balcone condominiale possa essere considerato elemento di deturpamento del decoro architettonico. Tuttavia la giurisprudenza ha giudicato lesiva dei diritti altrui la con- dotta del vicino che stende i propri panni senza averli strizzati bene, facendoli gocciolare sul balcone di chi abita al piano di sotto. Pertanto lei, personalmente o tramite un difensore di fiducia, potrà diffidare la famiglia che vive sopra di lei dal proseguire con una simile condotta. Se non smetteranno, avrà il di- ritto di citarli in giudizio per ordinare la rimozione dello stendibiancheria.

Cosa fare con i condomini morosi

Nel mio condominio ci sono diverse famiglie morose nel versare le spese condominiali. L’amministratore non si attiva (ha detto di avere mandato raccomandate di sollecito) nonostante, a causa della condotta di questi condomini, il Condominio abbia debiti verso terzi (l’impresa di pulizie). Cosa si può fare per uscire da questa situazione incresciosa?

Roberto, Terracina

Purtroppo, in questi tempi di crisi, la situazione che mi descrive è tutt’altro che rara. Ciò non toglie che, in virtù della propria funzione, l’amministratore deve attivarsi in tempi brevi per la riscossione di quanto dovuto e ciò nell’interesse dell’intero condominio. Generalmente l’amministratore invia un primo sollecito invitando il moroso al saldo del debito, evidenziando che la data di scadenza è decorsa e l’inadempimento persiste. L’amministratore può avvalersi di un avvocato che richieda un decreto ingiuntivo contro il condomino inadempiente. Nel caso in cui l’amministra- tore temporeggi c’è il rischio concreto di esporre l’intero condominio al pericolo di un danno derivante da ammanchi di cassa, con eventuali azioni esecutive da parte dei fornitori di servizi (nel suo caso l’impresa di pulizie). La legge dice che l’amministra- tore deve agire forzosamente verso i morosi entro sei mesi, termine che inizia a decorre- re dalla chiusura dell’esercizio, a meno che l’assemblea deliberi di non voler procedere. Le consiglio di chiedere la convocazione dell’assemblea condominiale, inserendo all’ordine del giorno la discussione di questa problematica.

Come “bloccare” l’Agenzia delle Entrate

Qualche giorno fa l’Agenzia delle Entrate mi ha notificato un avviso di accerta- mento per diverse migliaia di euro. Io l’ho portato subito dal mio commercialista per verificare se queste somme sono dovute. Sto attendendo la sua risposta anche se il commercialista mi ha detto che questo avviso è immediatamente esecutivo, vale a dire che, se non pago entro 60 giorni, il Fisco può bloccare la mia auto e anche pignorarmi il conto corrente. Io, in ogni caso, dovrei chiedere una dilazione di pagamento. Mi dia qualche chiarimento, sono molto preoccupata.

Fernanda, Reggio Emilia

Fermo restando il diritto di impugnare l’avviso di accertamento davanti alla Commissione Tributaria Provinciale entro 60 giorni dalla notifica qualora le somme accertate non risultassero dovute in tutto o in parte, chiedendo altresì la sospensione dell’efficacia dell’atto impositivo, le preciso che, scaduti i 60 giorni senza che sia intervenuto il pagamento, nei successi- vi 30 giorni l’Agenzia delle Entrate (Equitalia non c’è più) assume l’incarico della riscossione forzata e ne dà comunicazione per iscritto al debitore. Ciò significa che lei, sia che impugni l’avviso di accertamento sia che rinunci all’impugnazione, scaduti i complessivi 90 giorni, dovrà presentarsi all’Ufficio competente personalmente o delegando il suo commercialista, per fare istanza di rateazione delle somme dovute, fornendo i documenti allo scopo richiesti. La presentazione dell’istanza fa sì che l’Amministrazione non adotti alcun provvedimento di esecuzione forzata sui suoi beni. Le consiglio infine, per maggiore tranquillità, di rivolgersi ad un avvocato tributarista che possa affiancare il commercialista nell’eventualità di dover instaurare un procedimento contenzioso davanti alla Commissione Tributaria.