L’Italia “pronta” per gli accordi prematrimoniali. Il dibattito

Affari italiani
Avv. Camilla Cozzi

Cosa sono gli accordi prematrimoniali?
Gli accordi cosiddetti prematrimoniali sono accordi che due persone stipulano prima di sposarsi per salvaguardare i propri averi in caso di separazione e divorzio. Questi accordi, denominati prenuptial agreements, sono molto diffusi nei paesi di Common Law (ad esempio Usa e Australia).

Perché non se ne è mai parlato in Italia?
In Italia si parla di accordi prematrimoniali  quando arriva la notizia del divorzio di qualche personaggio famoso. Sino a poco tempo fa  nel nostro ordinamento infatti sono sempre stati considerati nulli. In realtà però i notai nel 2011 durante un congresso hanno proposto  l’introduzione degli accordi prematrimoniali anche in Italia. Recentemente, in un caso specifico, la  Suprema Corte di Cassazione con sentenza resa dalla Prima Sezione Civile in data 21 Dicembre 2012, n. 23713,  ha affermato  la validità delle pattuizioni formulate dai nubendi anteriormente al matrimonio, aprendo dunque la strada alla possibilità per i nubendi o per le coppie già sposate di regolamentare i rapporti economici in caso di divorzio. In particolare, i giudici di Cassazione hanno affermato di trovarsi di fronte ad “accordo tra le parti, libera espressione della loro autonomia negoziale, estraneo alla categoria degli accordi prematrimoniali”, e “il trasferimento di immobile può sicuramente costituire adempimento, con l’accordo del creditore, rispetto all’obbligo di restituzione delle somme spese per la sistemazione di altro immobile, adibito a casa coniugale”. I giudici hanno concluso, ipotizzando che “nell’ambito di una stretta solidarietà tra i coniugi, i rapporti di dare ed avere patrimoniale subiscano, sul loro accordo, una sorta di quiescenza, una sospensione, che cesserà con il fallimento del matrimonio e con il venir meno dei doveri e diritti coniugali”.

Perché venivano considerati nulli?
“Le motivazioni dell’illiceità di stipulare contratti prematrimoniali e, più in generale, accordi – anche dopo il matrimonio – per disciplinare i rapporti economici in caso di divorzio erano individuate nell’impossibilità di negoziare ex ante lo status di coniuge, così come nell’impossibilità di disporre discrezionalmente della somma che un coniuge doveva corrispondere all’altro mediante l’assegno divorzile per la sua natura assistenziale. Sino  a Gennaio 2012 la Suprema Corte di Cassazione con sentenza n. 1084 del 25 gennaio 2012, affermava che  gli accordi dei coniugi diretti a fissare, in sede di separazione, i reciproci rapporti economici, anche in relazione al futuro ed eventuale divorzio, con riferimento all’assegno di divorzio, sono nulli per illiceità della causa, avuto riguardo alla natura assistenziale di detto assegno”.

Per il futuro possiamo immaginare che la normativa possa cambiare?  Quali potrebbero essere i vantaggi e quali i rischi?
“E’ possibile, considerato lo spiraglio aperto  dalla Suprema Corte e l’iniziativa dei notai”.

Se davvero venisse introdotta anche in Italia la possibilità di regolamentare i rapporti economici in caso di separazione e divorzio, probabilmente si potrebbe ridurre il numero di conflitti tra coniugi che vogliono sciogliere il legame coniugale.
“Il rischio principale dell’utilizzo di accordi che regolamentino i rapporti economici in caso di separazione e divorzio è che il coniuge economicamente debole non sia su un piano di parità nella negoziazione degli accordi e che di fatto finisca per subirli. Ovviamente la disciplina riguardante i figli dovrebbe invece dovrebbe essere sempre valutata dal Tribunale, nel loro esclusivo interesse, essendo quello dei minori un interesse superiore”.