Bambini prematuri: tuteliamoli

Mamme acrobate
Avv. Camilla Cozzi

Il 17 novembre 2012 è stata celebrata la IV giornata mondiale del neonato prematuro.

Ogni anno, nel mondo, sono oltre 13 milioni ineonati prematuri, ossia bambini che nascono prima della trentasettesima settimana di gestazione; in Italia sono circa quarantamila (il 7% dei nati vivi) e secondo la società italiana di neonatologia i numeri sono in aumento.

Finalmente nel nostro Paese, su iniziativa di  neonatologi, ginecologi e associazioni di genitori, per i neonati prematuri è stato predisposto un manifesto, ossia una Carta dei diritti, il cui obiettivo è far riconoscere alle istituzioni il diritto dei nati pretermine a vedersi assicurati il pieno diritto alla vita e alla salute, attraverso la somministrazione delle migliori cure e attenzioni in relazione alla loro condizione.

Si legge nella carta che il neonato prematuro deve essere considerato una persona, che ha diritto di  nascere in un ambito assistenziale in grado di garantirgli sicurezza e benessere, che ha diritto a ogni  trattamento congruo al proprio stato di salute (per esempio terapie per alleviare il dolore e cure compassionevoli in fase terminale), ha diritto di ricevere il latte materno, ha diritto alla continuità di cure, anche dopo il ricovero, con un piano di assistenza personale condiviso con i genitori.

Per garantire tutto ciò, è necessario che i genitori da un lato vengano costantemente informati circa lo stato di salute del figlio e le cure a cui è sottoposto e dall’altro che le unità di terapia intensiva, in cui normalmente il neonato prematuro deve rimanere a lungo, siano, per quanto possibile, a misura di famiglia.

Dal 2000 (l.53/2000) alla madre che partorisce prematuramente è stato riconosciuto il diritto (al pari di tutte le altre madri) di godere dell’astensione obbligatoria di 5 mesi, garantendo che i giorni non goduti prima del parto vengano goduti dopo. Prima di tale intervento legislativo si verificava la paradossale situazione per cui la mamma di bambino prematuro doveva riprendere il lavoro quando il figlio era appena tornato a casa dall’ospedale, perdendosi così la possibilità di creare quell’indispensabile legame madre figlio, sempre importante, ma davvero necessario quando un bimbo è rimasto a lungo nell’incubatrice anziché nel ventre materno.

L’esperienza legata alla nascita prematura non si esaurisce nei primi anni di vita del bambino, ma ha conseguenze sul lungo termine a cui è importante prestare attenzione.

Nel caso in cui, malauguratamente quale conseguenza della nascita prematura si verifichino complicazioni a distanza, che incidono sul bambino e sull’organizzazione familiare, il bimbo prematuro potrà godere dei benefici riconosciuti ai bambini affetti da handicap sin dalla nascita (riabilitazione, sostegno scolastico, eventuali terapie).

Talvolta, poi, quando il  bambino prematuro nasce intorno a fine anno (pur essendo la nascita prevista per i primi mesi dell’anno successivo) può essere opportuno posticipare l’inizio della scuola dell’obbligo, per far frequentare al bambino la classe che avrebbe frequentato se non fosse nato prematuro. Tuttavia quest’ipotesi si può concretizzare solo in via eccezionale, dopo che un gruppo costituito da docenti, genitori e operatori socio sanitari avrà effettuato le proprie valutazioni e così si potrà adottare il cosiddetto progetto di permanenza e consentire che il bambino continui a frequentare la scuola materna anziché quella dell’obbligo. Tale disciplina è ovviamente prevista per tutti i bambini che ne abbiano necessità e non in particolare per i bambini nati prematuri, ma acquista enorme valore in questi particolari casi.