Assicurazione di tutela legale per Pmi

Come sottoscrivere una polizza di tutela legale che garantisca alle PMI la copertura delle spese relative a controversie e contenziosi.

PMI.it, 7 luglio 2011
Avv. Corinne Ciriello

L’art. 24 della Costituzione italiana garantisce il diritto di difesa per chiunque. Nella realtà, purtroppo, intraprendere un’azione giudiziaria per difendersi e tutelarsi richiede costi eccessivi, non sostenibili per moltissime piccole imprese. Per indicare alle PMI italiane come orientarsi in caso di necessità, abbiamo chiesto un parere, e qualche consiglio, all’Avvocato Corinne Ciriello dello Studio Legale Associato Ciriello-Cozzi di Milano, specializzata nell’ambito responsabilità civile, contrattualistica e diritto del condominio.

Esistono  soluzioni ad hoc per le PMI?

Esiste uno strumento valido e decisamente accessibile, ad oggi ancora poco utilizzato, per chi voglia far valere i propri diritti nelle controversie legali o nei contenziosi giudiziali: la tutela legale. Si tratta di una vera e propria polizza assicurativa che aiuta ad affrontare le questioni legali o conflittuali che possono verificarsi per fatti attinenti la sfera professionale. In genere, la garanzia assicurativa copre le spese di difesa nei procedimenti civili, penali e per illeciti amministrativi e può essere modulata a seconda delle esigenze dello stipulante.

Quali vantaggi da una polizza legale?

I vantaggi della copertura legale sono di immediata percezione. L’imprenditore si vede garantita una consulenza di elevato profilo professionale multi-disciplinare: per la gestione della propria vertenza ha infatti a disposizione sia il legale che il consulente tecnico (architetto, ingegnere, medico, commercialista) individuato a seconda delle necessità, senza dover sostenere alcun esborso. L’assicurazione sopporta anche i costi di giudizio della controparte, se l’assicurato risulta perdente e condannato al ristoro delle spese legali dell’avversario.

Ci può fare un esempio concreto?

Prendiamo in considerazione l’ipotesi più frequente: il recupero crediti, attività che più di tutte rende sgradito al creditore, che già non ha ricevuto il dovuto dal debitore, il fatto di doversi accollare ulteriori costi per cercare di recuperare il proprio denaro: quando si dice “oltre al danno, la beffa”.

Poniamo un caso pratico, in cui molti purtroppo si riconosceranno. Il piccolo imprenditore edile non riesce a conseguire il prezzo stabilito nel contratto di appalto, perché il committente lamenta – a torto o a ragione – difetti nella realizzazione delle opere. L’imprenditore non ha, a questo punto, grandi disponibilità economiche, in quanto ha utilizzato gli eventuali anticipi ricevuti dal committente per acquistare i materiali e per pagare i dipendenti; il suo utile, è spesso rappresentato dal saldo delle opere.

A fronte del rifiuto del committente di versare il dovuto, l’imprenditore deve rivolgersi a un legale che attiva la procedura del recupero del credito: una lettera di messa in mora indirizzata al debitore e, al silenzio o al rifiuto di adempiere di costui, il ricorso giudiziale per l’emissione di decreto ingiuntivo, ossia un ordine che il Tribunale dà al debitore, ingiungendogli di onorare il proprio debito entro breve, a pena di esecuzione forzata.

A seguito dell’emissione del decreto ingiuntivo, può iniziare la procedura di recupero forzato del credito, che consta di una serie di atti, con determinate scadenze, il cui naturale epilogo è pervenire al pignoramento dei beni del debitore, dei beni immobili nel caso di crediti molto consistenti o dei beni mobili – stipendi, pensioni, conto correnti – nel caso di crediti più contenuti oppure ove non siano presenti proprietà immobiliari.

Tutto ciò ha evidentemente un prezzo, che aumenta in proporzione al credito da recuperare. L’imprenditore ha, quindi, difficoltà ad affrontare il giudizio; il committente, divenuto consapevole di questo, ne approfitta, rifiutando la prestazione o offrendo una somma irrisoria, sapendo che la controparte facilmente accetterà, non avendo altra scelta. In sostanza, l’imprenditore vede violato il proprio diritto al soddisfacimento del credito.

In conclusione, credo che valga sicuramente la pena, per tutte le PMI che devono gestire continuativamente i crediti verso i clienti, di valutare attentamente l’ipotesi di avvalersi della tutela legale.